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Dalla fucina all’industria

Innocente Riganti, fondatore dell’impresa. Archivio d’impresaInnocente Riganti di Giuseppe nasce a Solbiate Arno nel 1867. Nel 1891 inizia, in quella che sarebbe diventata poi la via Vittorio Veneto, l’attività artigiana di fucinatura per la produzione di attrezzi agricoli (aratri, pale, picconi) e fonda una propria ditta individuale. Dal matrimonio con Maria Grandi nascono sette figli tra cui Emilio che affiancherà Innocente nella conduzione dell’impresa. Il contesto locale, caratterizzato dalla presenza di storiche imprese di stampaggio, come Grandi e Longhini, stimola l’abile e intraprendente Riganti a sviluppare l’attività. Nasce quindi alla fine del secolo la società “Innocente Riganti e C.”, mentre l’officina si trasferisce in un più ampio capannone di Solbiate Arno, nei pressi del quale sorge l’abitazione della famiglia, una palazzina di inizio Novecento ancora oggi esistente. La Riganti aumenta via via la produzione, passando decisamente alla fase dello sviluppo industriale. I prodotti si rivolgono a una platea differenziata di clienti: dalle numerose industrie della zona, soprattutto tessili, alle compagnie ferroviarie, ai cantieri navali.

Nel 1911 l’impresa assume la denominazione “Officine meccaniche Innocente Riganti ” e aderisce alla neonata Assonime, Associazione fra le società italiane per azioni.

L’espansione produttiva porta al rapido aumento dei dipendenti, che già nel 1915 raggiungono le 150 unità.

Rimasto vedovo, Innocente si sposa con Maria Macchi e da questo matrimonio nascono Nanda, Carlo e Giuseppe, detto Pino.

Sospinto dal padre, Emilio studia ingegneria meccanica in Germania e nel 1915 inizia a svolgere le funzioni di direttore tecnico dell’azienda.

Nel 1926, con la costituzione della società anonima, è nominato consigliere delegato, affiancando il padre presidente. Nel 1927 nasce Innocente, detto Tino, il primo figlio di Emilio, seguito nel 1929 da Franco.

Nell’impresa lavorano quasi 220 operai, fucinatori e stampatori, attratti anche dall’area bergamasca e bresciana, mentre i tecnici vengono reclutati a Varese e Gallarate.

I profondi effetti recessivi conseguenti alla crisi del 1929, particolarmente pesanti per l’industria metalmeccanica forte utilizzatrice di ferro e acciaio, costringono la società Riganti a richiedere il concordato preventivo. Il periodo di difficoltà e incertezza si protrae sino al 1936 e viene superato con il ricorso al prestito finanziario dell’Istituto mobiliare italiano.

Tre anni dopo, nel 1939, muore Innocente Riganti, che era stato podestà del Comune di Solbiate Arno, iniziando una tradizione di famiglia proseguita poi dal figlio Emilio, anche lui nominato podestà nel periodo fascista. I problemi successori  legati alla morte di Innocente, padre di dieci figli, vengono risolti al meglio, con la liquidazione delle figlie femmine ed evitando l’insorgere di nuovi scompensi finanziari.

La conduzione dell’impresa passa quindi ai due figli maschi, con Emilio nel ruolo di presidente e Pino in quello di amministratore delegato. Nel 1940 il capitale sociale aumenta da uno a due milioni di lire.

Magli e linee elettriche

riganti_b2-f01Durante la Seconda guerra mondiale, la Officine Riganti, che a differenza di altre imprese della zona non fabbrica armi, contrae la produzione e le ore lavorate. Nello stesso tempo gli aumenti salariali e i prezzi non più remunerativi praticati ai vecchi clienti portano a un nuovo deficit di bilancio, che tuttavia non si traduce in crisi finanziaria ed economica.

Nel dopoguerra, sotto la guida di Emilio e Pino – il primo preposto alla parte tecnologica e il secondo a quella amministrativa – l’impresa torna a crescere, cogliendo le opportunità offerte dallo sviluppo dei mezzi di trasporto e soprattutto dall’elettrificazione del paese. A partire dai primi anni cinquanta, la società Riganti inizia infatti a produrre equipaggiamenti per le linee elettriche  ad alta tensione e si afferma rapidamente come impresa leader in Europa, fornendo morsetteria ai maggiori produttori di energia elettrica italiani (Enel, Sae, Sadelmi) ed esteri sparsi in Europa, Sud America e Africa.

Tino e Franco Riganti interrompono gli studi universitari, il primo in ingegneria e il secondo in economia e commercio, e affiancano i loro padri in azienda.

Nel 1953 la gestione del patrimonio immobiliare dell’impresa viene separata da quella produttiva. La prima prosegue sotto il cappello della società per azioni, è seguita operativamente da Pino e partecipata, in termini azionari, da sua moglie Ester Alemanno.

La seconda dà invece luogo alla costituzione della società in accomandita semplice Officine Innocente Riganti.

Alla fine del decennio Tino e Franco entrano nei consigli di amministrazione delle società , unici rappresentanti della terza generazione, in quanto il loro zio Pino non ha avuto figli.

Nel 1960 nasce la società immobiliare per azioni Innocente Riganti, presieduta da Tino, che nello stesso anno, impegnato in politica oltre che in azienda, viene eletto nelle liste democristiane consigliere comunale di Solbiate Arno.

La grande crescita

riganti_b3-f01Nel 1962 muore Emilio Riganti, lasciando il fratello Pino alla guida delle Officine meccaniche. Questi, senza figli, decide di trasferire le proprie quote societarie ai nipoti Tino e Franco, che alla morte prematura dello zio, avvenuta nel 1967, assumono il comando dell’azienda.

Nel 1968 Tino Riganti è eletto sindaco di Solbiate Arno, una carica ricoperta sino al 1975, durante la quale promuove tra l’altro la metanizzazione del paese, che porta a una netta riduzione dei fumi industriali.

Con l’esaurirsi del processo di elettrificazione dell’Italia e degli altri paesi evoluti, l’attività di produzione di morsetteria conosce una progressiva contrazione , finché il relativo ramo d’azienda viene ceduto. Ciò consente ai fratelli Riganti di concentrare maggiormente gli investimenti sul business storico dell’azienda, quello della forgiatura dei metalli per la produzione di parti meccaniche (bielle, ingranaggi, giunti, valvole, ecc.).

All’inizio degli anni settanta, il Solbiatese presenta le caratteristiche di un vero e proprio polo industriale specializzato nello stampaggio degli acciai.

Al suo interno operano numerose imprese di minori dimensioni, nate dall’intraprendenza di operai specializzati che, favoriti dal ciclo economico positivo, si mettono in proprio.

L’aumento della concorrenza spinge Tino e Franco a dotare l’azienda di un’adeguata organizzazione commerciale , seguita direttamente o appoggiata su una rete di agenti o clienti-agenti e rivolta soprattutto al mercato italiano, mentre i mercati esteri (come quello tedesco) rivestono ancora un’importanza secondaria.

La continua crescita produttiva nel settore dello stampaggio, sospinta da una domanda nazionale elevata, porta all’apertura di nuovi reparti di lavorazione e, nel 1976, alla trasformazione della sas Officine Innocente Riganti in società per azioni.

Con la fuoriuscita societaria, e relativa liquidazione, di Ester Alemanno nel 1980, venendo meno la necessità di tenere distinta la gestione immobiliare da quella produttiva, la Innocente Riganti spa è incorporata per fusione dalla Officine Innocente Riganti spa. Tra i suoi clienti figurano aziende importanti come Fiat, Lancia, Lamborghini, Enel. Lo stabilimento, dotato dei più moderni macchinari, occupa 320 dipendenti, in genere di media e alta specializzazione, in buon numero emigrati dal Sud Italia.

La quarta generazione e la terza crisi

riganti_b4-f01Nel 1982 Tino Riganti è nominato presidente della Camera di commercio di Varese, un ruolo che ricopre fino al 1997: in questa veste promuove molti interventi a favore dello sviluppo economico locale, tra i quali, per fare un solo esempio, la creazione del polo scientifico e tecnologico Centrocot di Busto Arsizio.

Tra il 1980 e il 1984 prima Emilio, figlio di Tino, e poi Marco, figlio di Franco, entrano nell’impresa dopo essersi entrambi laureati in economia e commercio. Il 1984 è un anno importante per l’impresa sia per il cambio di denominazione in “Riganti spa”, sia perché Tino riceve l’onorificenza di grande ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica italiana.

Con l’arrivo della quarta generazione si apre concretamente la prospettiva della successione che Tino e Franco desiderano sia preceduta da un biennio di esperienza presso imprese esterne: nel 1987 Emilio va a lavorare in un’azienda che produce parti elettriche mentre Marco in una che opera nel campo della revisione dei bilanci.

Nel frattempo viene designato un amministratore delegato esterno alla famiglia che regge l’impresa per un biennio al termine del quale i due cugini rilevano la responsabilità gestionale dei rispettivi genitori rimasti azionisti. In quegli stessi anni Tino è vicepresidente dell’Unione degli industriali della provincia di Varese (Univa).

Tra la fine degli anni ottanta e l’inizio degli anni novanta la società conosce la terza crisi della sua storia ormai secolare. Le ragioni sono esterne (fase congiunturale negativa, concorrenza dei produttori a minor costo) ma anche interne. L’azienda, caratterizzata da un processo produttivo articolato in diverse fasi, ha una “testa” (il direttore generale, scelto all’esterno della famiglia) e un corpo intermedio (direttori di fabbrica e dirigenti) troppo grandi e costi fissi molto elevati. Viene perciò avviato, soprattutto con l’arrivo di Emilio e Marco, che prendono il posto dell’amministratore delegato esterno “ponte”, un piano di ristrutturazione organizzativa . La sua attuazione, che dura diversi anni, può contare sulle conoscenze aziendali interne consolidate anche dalle innovazioni informatiche e gestionali già introdotte da Tino e Franco.

el 1991 apre il secondo stabilimento di via Vittorio Veneto, mentre nel 1992 la sede legale della società è trasferita a Varese. Tino e Franco Riganti recedono dalle cariche societarie e dai ruoli operativi, rimanendo semplici azionisti, e subentrano quindi i loro figli Emilio e Marco. Si rende necessario ricorrere agli istituti bancari per far fronte a ingenti perdite di bilancio. Nel 1993 l’azienda registra il minimo storico in termini di addetti (168), che peraltro, con il recupero di redditività e la ripresa degli anni successivi, tornano a crescere per superare le 200 unità a partire dal 2000.

Gli sviluppi recenti

riganti_b5-f01Con il parco macchine utensili a controllo numerico, il centro Cad-Cam, le misure per la sicurezza del lavoro, la certificazione di qualità, nonché un buon sistema di relazioni industriali, la Riganti spa, agli inizi degli anni 2000, presenta un profilo aziendale decisamente moderno. Il 50% della produzione, in un contesto di concorrenza globale sempre più agguerrita, è ora destinato ai mercati esteri, mentre i clienti nazionali sono per lo più, a loro volta, imprese esportatrici. Nel 2002 i magazzini per le materie prime vengono spostati in un capannone più grande di via Colombera preso in affitto (e poi acquistato), dove si effettuano anche alcune fasi lavorative (taglio, molatura, verniciatura) e le operazioni finali (controlli, logistica, spedizioni). Il rifornimento dell’acciaio, un tempo comprato dai grossisti, avviene direttamente presso le acciaierie italiane o europee, mentre le macchine utilizzate provengono in buona parte dai fabbricanti tedeschi o ungheresi. Nel 2006 entra in funzione un nuovo reparto di stampaggio.

Il grosso del processo produttivo si svolge ancora all’interno degli stabilimenti aziendali, mentre all’esterno sono affidate soltanto alcune lavorazioni secondarie. Ciò consente di mantenere i livelli occupazionali (gli addetti sono attualmente 230) e nello stesso tempo di consegnare prodotti finiti o semilavorati particolarmente ben curati nelle varie fasi della catena del valore (dall’uso degli acciai speciali ai servizi al cliente). Assieme al valore del prodotto, la Riganti cerca di curare anche il valore dell’ambiente  in cui opera, avendo assunto in questi anni, anche tramite il supporto del Politecnico, una serie di iniziative volte alla mitigazione del rumore e al risparmio energetico.

Tra i due stabilimenti produttivi, magazzini e depositi, il complesso industriale, ormai inglobato nello sviluppo urbanistico del paese, si estende su una superficie di 48 mila metri quadrati. Ma per un’industria di questo tipo, come dimostra la sua stessa storia di continui ampliamenti, lo spazio non basta mai.

Marco Riganti è oggi sindaco del Comune di Solbiate Arno come prima di lui lo zio, il nonno e il bisnonno. Egli fa parte inoltre del gruppo industria meccanica dell’Univa, mentre il cugino Emilio è nel direttivo dell’Unisa, associazione delle aziende del settore dello stampaggio. Marco ha due figlie ancora giovani, mentre Emilio non ha figli. Nel 2011 fa l’ingresso in azienda Giacomo Santarone, 30 anni, laureato in economia e commercio, nipote di Emilio, e con lui entra in gioco la quinta generazione.

Dati anagrafici

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Denominazione sociale: Riganti spa

Forma giuridica: società per azioni

Attività principale: stampaggio a caldo dell’acciaio e lavorazioni meccaniche

Settore: industria

Indirizzo: via Vittorio Veneto 1 – 21048 Solbiate Arno (VA)
Tel 0331-988600  – Fax 0331-988699
E-Mail info@riganti.com
Sito Web http://www.riganti.com

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