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Mamba maglificio di Magnaghi Paolo

L’apprendistato imprenditoriale e l’avvio dell’attività

La famiglia Magnaghi negli anni trenta a Torino: il padre Angelo, la madre Maria Crespi, Eliana (a sn.) ed Ermanno (a ds.). Archivio famiglia Magnaghi.

La famiglia Magnaghi negli anni trenta a Torino

La storia del maglificio Mamba Magnaghi nasce nel 1947 a Busto Arsizio, quando Angelo Magnaghi costituisce una ditta individuale in via Rovetta.
Angelo proviene da una famiglia che, secondo le migliori tradizioni varesine, ha nel sangue il lavoro e l’impresa.

 

I nonni di Angelo emigrarono in America in cerca di fortuna, il fratello Giovanni assieme al cognato Mario Tovaglieri avviò il maglificio Tovaglieri e Magnaghi a Busto Arsizio.Qui, il giovane Angelo, inizia il proprio apprendistato agli inizi degli anni trenta e già nel 1934 coglie l’occasione per mettersi in proprio  trasferendosi con la moglie Maria Crespi a Torino.

Nonostante il capitale esiguo, l’impresa è ben avviata e conta presto una decina di operai.

A Torino la famiglia si ingrandisce perché nascono Eliana ed Ermanno, ma nel 1939 Angelo liquida l’attività per aprire una maglieria in via Molino a Busto.

Lo scoppio della guerra e il richiamo alle armi lo costringono a liquidare il maglificio ricavando una somma cospicua che tuttavia, alla fine del conflitto, gli permetterà appena di acquistare una macchina tubolare ancora oggi in funzione.

Gli anni Cinquanta e gli anni Sessanta

L’attuale sede di via A. Boito. Ai piani superiori l’abitazione della famiglia Magnaghi, al pianterreno gli uffici e il maglificio. 2006, Archivio Centro per la cultura d'impresa.

L’attuale sede di via A. Boito.

A Busto, in via Rovetta, Angelo riprende la propria attività. Sono anni di sviluppo intenso, grazie anche alla piena dedizione al lavoro di entrambi i genitori.

 

Maria Crespi, che prima della guerra aveva lavorato presso la tessitura Milani e Nipoti, affianca il marito accudendo contemporaneamente all’impresa e alla casa collocate nello stesso stabile.

Angelo si occupa dei rapporti con i clienti e i fornitori, la moglie del personale e dell’amministrazione.

Anche il piccolo Ermanno , tornando dalla scuola elementare, aiuta i genitori nei lavori più semplici. Da lì, progressivamente, passa a operare su tutte le macchine, acquisendo quella competenza globale sulla produzione che è caratteristica del lavoro artigiano.

I macchinari per la maglieria sono tedeschi e inglesi perché il settore meccanotessile non si è ancora sviluppato sul territorio mentre i filati provengono dalle numerose filature presenti nella zona del bergamasco e bresciano.

Prevalgono i misti lana e le fibre sintetiche, di qualità inferiore rispetto alla lana e al cotone.

In questo ventennio la piccola impresa Magnaghi si costruisce uno spazio di nicchia riuscendo a sopravvivere tra grandi concorrenti: punta sulla differenziazione del colore nei prodotti e sulla realizzazione di capi particolari, il cui consumo limitato non consente produzioni di massa.

Anche la commercializzazione dei prodotti avviene secondo forme diverse da quelle attuali: il produttore ha rapporti esclusivamente con il grossista e la vendita non è a capo, ma a peso.

Con gli anni sessanta l’evoluzione del settore e il miglioramento del tenore di vita portano l’impresa ad abbandonare i filati misti e a utilizzare esclusivamente il cotone. Migliora anche l’attenzione al modo di presentare i prodotti: dalla vendita a peso si passa alla vendita a dozzine. Nel 1963 l’impresa si trasferisce nella sede attuale in via Boito, in un edificio costruito da Angelo Magnaghi dove risiede anche la famiglia.

Gli anni Settanta e Ottanta

Ermanno Magnaghi nel reparto produttivo.

Ermanno Magnaghi nel reparto produttivo.

Nel 1973 Ermanno, sposatosi nel frattempo con Cristina Cabella, affianca il padre nell’impresa, che si trasforma in società di fatto “Mamba – di Magnaghi Angelo e Magnaghi Ermanno”.

 

La moglie vi è coinvolta e si occupa dell’amministrazione e del rapporto con i dipendenti.

La situazione economica è positiva e favorisce gli investimenti tecnologici: i nuovi macchinari sono rapidamente ammortizzati. Il numero di dipendenti è di 8.

Con gli anni settanta, l’introduzione della normativa sull’iva rende più complessa la gestione amministrativa e impone un livello più ampio di formalità cui però l’impresa riesce a far fronte. Nel 1978 Angelo abbandona l’attività, Ermanno diventa titolare unico dell’impresa che torna alla forma giuridica della ditta individuale.

Con la fine degli anni ottanta lavorano nell’azienda anche i figli di Ermanno, Manuela e Paolo. Per Manuela ciò comporta l’abbandono della facoltà di medicina, mentre per Paolo le competenze informatiche acquisite a scuola vengono applicate soprattutto nell’ambito amministrativo.

Per entrambi i figli (Intervista a Ermanno ed Emanuela Magnaghi, 25 novembre 2005 ), l’inserimento nell’impresa è diverso da quello delle generazioni precedenti: soprattutto per Paolo, il punto di forza non è la competenza tecnico-professionale, bensì la costruzione di un rapporto solido con la clientela.

Gli anni novanta

Veduta del reparto tessitura in via A. Boito

Veduta del reparto tessitura in via A. Boito

Gli anni novanta sono gli anni della crisi. La deindustrializzazione del territorio e la delocalizzazione delle imprese trasforma la struttura socio-economica del territorio. Spariscono le medie e grandi fabbriche di filati: i produttori si riforniscono della materia prima facendola affluire dai paesi in via di sviluppo e quindi si terziarizzano.

 

La crisi ha determinato la chiusura di molte imprese, il calo dell’occupazione nel territorio e quindi la contrazione del potere d’acquisto della popolazione. Alla lunga, la terziarizzazione del comparto tessile si è ritorto contro le scelte degli industriali stessi. Paradossalmente, nel breve periodo la crisi delle grandi imprese non ha depresso la piccola impresa che, per un certo periodo, ha conosciuto un’espansione della propria fetta di mercato.

Intervista a Ermanno ed Emanuela Magnaghi, 25 novembre 2005

Solo negli ultimi anni il riflusso ha investito anche le piccole imprese e ciò ne ha modificato l’organizzazione del lavoro: oggi la piccola impresa ricorre sempre di più alla collaborazione di terzisti che resistono specializzandosi su segmenti molto limitati della produzione.

L’impresa acquista il filato, produce la maglia per realizzare la biancheria intima e le t-shirt. Il tessuto viene inviato nelle tintorie e nelle stamperie per essere tinto e candeggiato; al ritorno viene tagliato e rinviato all’esterno per il confezionamento.

Infine, si controlla la qualità del prodotto, lo si stira, lo si imbusta e lo si vende. In altri termini, l’attività artigiana si trasforma mescolando le tradizionali funzioni produttive con nuove funzioni di coordinamento e controllo della qualità.

La cessione di parte dell’attività manufatturiera ai terzisti consente di controllare meglio la formazione del prezzo e di dare all’impresa una struttura quanto più leggera possibile. Ne consegue che il numero degli occupati oggi è sceso a 3.

Parallelamente, la continuità del rapporto con il terzista diventa essenziale per l’impresa che ha più interesse che nel passato ad alimentarne l’attività e ad aiutarlo a superare i momenti di difficoltà grazie a facilitazioni nelle condizioni contrattuali.

La nuova situazione ha modificato anche il tradizionale rapporto tra impresa e clienti: oltre che con i tradizionali grossisti, oggi l’impresa opera anche con i rivenditori finali e ciò conferisce un respiro maggiore all’attività

Nel 2003 la cessione dell’attività da parte di Ermanno a Paolo ha costretto l’impresa a iscriversi nuovamente presso la Camera di commercio acquisendo un nuovo numero nel registro imprese.

Dati anagrafici

mamba_logo

Ditta: Mamba maglificio di Magnaghi Paolo
Forma giuridica: ditta individuale
Attività principale: maglieria

Settore: artigianato

Indirizzo: via A. Boito, 6
Busto Arsizio
Tel. 0331-635313
Fax 0331-635313

Genealogie

I segni dell'impresa

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