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L’artigiano Giacomo Mascioni e la tradizione degli organi meccanici

L’attività di costruzione di organi della famiglia Mascioni ha inizio nel 1829 con Giacomo Mascioni (1811-1896), che avvia un proprio laboratorio a Comacchio, frazione di Cuvio.

Fin da ragazzo Giacomo svolge un periodo di apprendistato a Varese, dove si forma sia nell’arte dell’ebanisteria che nella conoscenza della musica sacra. Nella sua formazione ricoprono un ruolo fondamentale due zii, Pasquale Antonio e Giuseppe Antonio Mascioni, padri conventuali e maestri cantori che nel 1803, dopo la soppressione degli ordini religiosi, tornano a vivere a Azzio (Va). Al termine dell’apprendistato a Varese Giacomo viene spinto dai due zii a proseguire la formazione pratica presso il milanese Gaspare Chiesa, illustre artigiano e riparatore di organi, ai tempi attivo anche in Valcuvia.

Combinando la formazione da artigiano con la sensibilità musicale, Giacomo riesce in breve tempo ad affermarsi in un settore caratterizzato da botteghe familiari di antiche tradizioni.

Nei primi vent’anni di lavoro affina le proprie competenze e riesce a realizzare i primi cinque organi, uno dei quali commissionato in Svizzera.

Nella seconda metà dell’Ottocento Giacomo si impegna nella formazione dei tre figli Anacleto (1837-1893), Bernardo (1844-1890) e Gaspare (1848-1893), che con il loro apporto daranno un forte impulso alla crescita dell’attività.

Con il passare degli anni si afferma la buona reputazione dei manufatti di casa Mascioni e il raggio di azione si estende lungo tre direttrici principali: Svizzera, Lombardia e Piemonte-Liguria.

Negli anni ottanta inizia l’apprendistato in fabbrica della terza generazione Mascioni, con il dodicenne Vincenzo (1871-1953), figlio di Bernardo.

Nei primi anni novanta dell’Ottocento vengono a mancare tutti i tre figli di Giacomo e il giovane Vincenzo deve prepararsi a prendere le redini dell’impresa di famiglia.

Il passaggio dell’impresa dal nonno Giacomo al nipote Vincenzo avviene in un modo traumatico, che ben rappresenta la transizione epocale che investe il mondo dell’organaria italiana sul finire dell’Ottocento. A quel tempo, infatti, mentre gli organari di altri paesi europei sperimentano nuove tecniche costruttive che sfruttano la trasmissione pneumatica, la maggior parte degli artigiani italiani resta fedele ai canoni di fabbricazione del XVII e XVIII secolo, basati sulla trasmissione meccanica. Vincenzo coglie le potenzialità offerte dall’innovazione tecnologica ma su questa scelta si scontra con il nonno Giacomo, formatosi invece nell’imitazione dei classici e fautore della trasmissione meccanica. Anche per quanto riguarda l’organizzazione del lavoro, Vincenzo è sensibile alle innovazioni che interessano l’industria, come l’uso di macchinari, mentre per Giacomo il mestiere continua a fondarsi sull’abilità manuale dell’artefice.

L’industriale Vincenzo Mascioni e gli organi pneumatici e elettrici

Nel 1895 Vincenzo decide di staccarsi dal nonno Giacomo e costituisce una ditta individuale a proprio nome.

Il sito per il nuovo stabilimento di Azzio, dove ha tuttora sede l’impresa, viene scelto per la presenza di un corso d’acqua che consente, mediante una condotta, di sfruttare la forza motrice per meccanizzare alcune lavorazioni di falegnameria.

In una pubblicità di inizio Novecento la manifattura Vincenzo Mascioni si presenta come un’impresa all’avanguardia tecnologica, dotata di moderne attrezzature in grado di realizzare «tutte le parti meccaniche inerenti alla fabbricazione d’organi da Chiesa».

Lo sfruttamento dell’acqua come fonte di energia, che consente all’impresa di dotarsi precocemente di macchine utensili, risulta fondamentale anche in seguito, quando potrà garantire la continuità produttiva nei periodi – frequenti durante le guerre – di mancanza di alimentazione dalla rete elettrica.

Mentre Vincenzo si trasferisce a vivere presso la fabbrica, i suoi due fratelli lasciano la Valcuvia per Milano: Enrico (1867-1936) va a gestire il Grand Hotel e Tullio (1868-1920) una bottiglieria molto frequentata.

Grazie all’estesa rete di conoscenze del fratello Enrico, Vincenzo conosce a Milano la sua futura sposa Rosa Ronchi (1873-1958), figlia di un imprenditore italiano trasferitosi in Svizzera dalla Valcuvia. Dal loro matrimonio nascono ben dodici figli, di cui sette lavoreranno nell’impresa di famiglia: Giacomo (1897-1975), Ernesto (1898-1980), Giovanni (1905-1979), Angelo (1907-1969), Vincenzo (1910-1975), Maria detta Mariuccia (1911-1977) e Tullio (1914-1999). Le competenze e l’istruzione di Rosa ne fanno una compagna valida e capace per Vincenzo anche nell’amministrazione dell’impresa. Il legame con la famiglia Ronchi, consolidato dal matrimonio di Enrico con una sorella di Rosa, consentirà a Vincenzo di rafforzare le relazioni con la Svizzera, una destinazione sempre ricettiva per il lavoro dei Mascioni.

La nuova attività di Vincenzo si afferma rapidamente e contribuisce a consolidare il nome Mascioni, che sempre più spesso viene citato ad esempio per qualità costruttive e foniche da grandi maestri ed esperti di organaria. La fama acquisita consente all’impresa di ottenere nel 1904 l’affidamento dei lavori di restauro degli organi del Duomo di Milano.

Anche sul piano quantitativo il nuovo secolo mostra un notevole incremento, con il moderno stabilimento che permette di soddisfare la richiesta crescente: in pochi anni la produzione annuale passa dalle due/tre unità alla decina e oltre, destinate in parte a Milano, Venezia, Genova, Bologna e Pesaro. In questi anni opera nell’impresa anche Virgilio Mascioni, un cugino di Vincenzo, che ricoprirà fino al 1946, anno della sua morte, l’incarico di disegnatore.

Tra gli anni venti e gli anni trenta si diffonde nell’organaria la nuova trasmissione elettrica: con questa tecnologia diventa possibile posizionare registri di canne anche molto distanti dalla tastiera e si arriva a costruire organi di dimensioni colossali.

Uno degli esempi di questa nuova fase è il nuovo organo del Duomo di Milano, costruito nel 1938 dalla Vincenzo Mascioni in collaborazione con la ditta Tamburini. La grande distanza tra il suonatore e i registri, tuttavia, si rivelerà controproducente per una questione di ritardo acustico e ciò porrà un limite allo sviluppo degli organi elettrici.

Nel 1937 Vincenzo decide costruire una nuova e grande villa a Comacchio di Cuvio dove spesso alloggeranno i suoi ospiti d’affari.

Il passaggio da Vincenzo ai figli: la quarta generazione di imprenditori

Alla vigilia della guerra Vincenzo, pur mantenendo la forma di ditta individuale, cambia la denominazione in “Famiglia artigiana Vincenzo Mascioni”, rendendo così visibile anche nel nuovo nome un carattere fondamentale dei Mascioni. L’organizzazione dell’impresa infatti rispecchia l’impostazione di una famiglia tradizionale in cui ogni componente è consapevole del proprio ruolo e ciascuno riconosce il ruolo di guida al severo pater familias. Vincenzo ispeziona lo stabilimento “con atteggiamento da ufficiale prussiano”, mentre i figli lo aspettano per fare rapporto sui propri reparti.

Durante la Seconda guerra mondiale l’impresa non subisce gravi danni e l’attività non conosce interruzioni ma solo un rallentamento dovuto alle difficoltà nell’approvvigionamento di energia e materie prime. Un’ispezione governativa del 1942 rileva la presenza di 43 operai attivi e riconosce un fabbisogno annuo di 35-40 quintali di piombo.

La ricostruzione del dopoguerra interessa anche la sostituzione di numerosi organi distrutti nel conflitto e in questo periodo la Mascioni, che mantiene una forza lavoro di circa 40 persone, arriva a produrre una media di 20 organi all’anno.

Nell’agosto 1950 lo stabilimento viene danneggiato da un grave incendio che blocca la produzione per alcuni mesi ma lo sforzo congiunto del vecchio padre, della famiglia e dei lavoratori consente di riprendere l’attività ad ottobre nella fabbrica ricostruita.

Nel 1953 Vincenzo muore e con lui cessa la ditta individuale: i suoi sei figli proseguono l’attività nella società di fatto “Famiglia artigiana Vincenzo Mascioni dei figli del comm. Vincenzo Mascioni”. La sede legale viene posta a Cuvio mentre la fabbricazione prosegue nello stabilimento di Azzio. Il futuro dell’impresa – e della famiglia – è stato in parte già stabilito dal padre nel testamento con cui lascia l’impresa ai figli maschi, li sottopone alla supervisione della madre e impone loro il mantenimento delle figlie nubili.

Ha così inizio la terza fase di sviluppo dell’impresa, che sarà guidata dalla quarta generazione, con alcune defezioni, fino agli anni settanta. Al terzogenito Giovanni vengono attribuiti i poteri di rappresentanza e di firma (unitamente a quella di un altro fratello); Ernesto, il secondo, è specializzato nell’accordatura e intonazione degli strumenti, mentre il quartogenito Angelo è l’addetto al montaggio in opera degli organi. Il lavoro degli altri tre si svolge prevalentemente ad Azzio: il maggiore, Giacomo, è responsabile del reparto meccanico e i due minori, Vincenzo e Tullio, seguono rispettivamente le lavorazioni di falegnameria e di elettricità.

La sorellaMariuccia, che non è socia dell’impresa, lavora come segretaria negli uffici di Cuvio e Azzio.

L’impostazione data da Vincenzo al ciclo produttivo consente all’impresa di effettuare tutte leoperazioni connesse alla fabbricazione di organi, dalla costruzione di canne e parti in legno al montaggio finale.

In questa fabbrica d’organi si formano artigiani, spesso legati per più generazioni alla famiglia Mascioni, che contribuiscono a fare della Valcuvia un’area altamente specializzata.

Tra gli anni cinquanta e sessanta compie la propria formazione la quinta generazione dei Mascioni rappresentata dai figli di Ernesto, Eugenio (1932), Enrico (1934) e Mario (1937), e da un figlio di Tullio, Giovanni detto Gianni (1946). I cugini Enrico e Gianni, dotati di spiccata sensibilità musicale, raccolgono l’eredità di Ernesto e diventano intonatori, mentre Mario si specializza nei montaggi e Eugenio asseconda la propria vocazione seguendo il nonno Vincenzo nel disegno e nella progettazione.

Nel 1960 esce dalla società il fratello maggiore Giacomo, che cede le proprie quote agli altri cinque fratelli e aiuta i propri figli ad avviare una florida attività di stampaggio tessile a Cuvio. Nove anni dopo muore Angelo e la sua quota viene divisa tra i quattro fratelli restanti: Ernesto, Giovanni, Vincenzo e Tullio.

La quinta e la sesta generazione Mascioni: il ritorno alla trasmissione meccanica e il restauro di organi storici

La riforma liturgica voluta dal Concilio Vaticano II riduce l’uso dell’organo al di fuori delle funzioni solenni e il ridimensionamento del mercato che ne consegue è inevitabile. La cultura musicale delle comunità parrocchiali si evolve verso forme meno auliche, nei seminari va scomparendo l’insegnamento musicale e si rendono disponibili strumenti più semplici – e meno costosi – come gli organi elettronici.

In campo organario, dopo decenni di rincorsa alle innovazioni tecniche che venivano dai fabbricanti europei e americani, a partire dagli anni sessanta si assiste ad una rivalutazione del classico organo a trasmissione meccanica.

La riscoperta dei metodi costruttivi tradizionali è strettamente connessa allo sviluppo del settore del restauro di organi antichi, che assume sempre più importanza nel corso dell’ultimo trentennio del XX secolo.

Sul versante della domanda infatti alla diminuita attenzione per la musica sacra corrisponde una crescente sensibilità storico-artistica che porta a privilegiare i lavori di ripristino alla commissione di nuovi organi.

La Mascioni, grazie all’impegno e alla decisa scelta imprenditoriale della quinta generazione riesce a compiere anche questa difficile transizione a ritroso che la porta un secolo dopo a produrre organi meccanici come quelli del fondatore Giacomo. Al lavoro di restauro viene dedicato un reparto apposito, distinto da quello di fabbricazione.

L’organo costruito nel 1972 per il Duomo di Muggia (Trieste) segna il ritorno dei Mascioni alla trasmissione meccanica, anche se la fabbricazione di organi elettrici proseguirà per alcuni anni ad assecondare una transizione lenta e graduale.

Gli anni settanta sono segnati da cambiamenti anche nell’assetto societario: la quarta generazione inizia a farsi da parte e si formalizza l’ingresso della quinta. Nel gennaio 1973 la società di fatto viene regolarizzata con la trasformazione in “Famiglia Vincenzo Mascioni srl” e la presidenza viene affidata a Tullio.

Nel 1974 Ernesto cede le proprie quote ai figli Enrico, Mario ed Eugenio che diviene il nuovo presidente, mentre l’anno seguente muore Vincenzo senza lasciare eredi nell’impresa.

Con la scomparsa di Giovanni nel 1979 nell’impresa resta Tullio con il figlio Gianni e i nipoti Eugenio, Enrico e Mario.

La sede legale viene portata a Varese per alcuni anni, dal 1972 al 1980: dopo questa data vengono accentrate tutte le funzioni nel sito di Azzio, lasciando a Cuvio un ufficio di sola rappresentanza. Negli anni novanta entrano i primi rappresentanti della sesta generazione: Andrea (1965), figlio di Eugenio e Giorgio (1966), figlio di Enrico, mentre Tullio si ritira dalla società e suo figlio Gianni si mette in proprio con un’impresa di restauro di organi. Negli ultimi anni ha trovato posto nell’impresa di famiglia anche Maria Teresa (1978), figlia di Mario.

In una logica di flessibilità, Andrea si occupa del reparto di progettazione e delle relazioni con i committenti e con i musicisti, Giorgio è responsabile dei reparti produttivi e del magazzino, mentre Maria Teresa oltre ad un ruolo amministrativo si dedica alla cura dell’ archivio storico.

La società, retta da un consiglio di amministrazione in cui sono rappresentate entrambe le generazioni, continua a mantenere il proprio equilibrio tra radicamento territoriale della produzione e dimensione internazionale del mercato.

L’attività di restauro di organi storici si abbina alla manutenzione degli strumenti prodotti dalla famiglia Mascioni (oltre 1200), mentre sono esclusi i lavori su strumenti costruiti da organari viventi, in ragione della simbiosi che lega un organo con la sensibilità del suo artefice.

In Italia il restauro ha assunto ormai un peso rilevante anche se l’attività principale rimane la realizzazione di nuovi strumenti in sintonia con le odierne e più complesse esigenze estetico-strutturali.

Nel corso del 2011 la Famiglia Mascioni è stata inserita nel Registro delle imprese storiche istituito da Unioncamere in occasione del 150° anniversario della proclamazione dell’Unità d’Italia.

Dati anagrafici

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Denominazione sociale: Famiglia Vincenzo Mascioni srl

Forma giuridica: società a responsabilità limitata

Attività principale: Fabbrica e restauro di organi a canne

Settore: industria

Indirizzo: via V. Veneto 20 – 21030 Azzio/Cuvio (Va)

Tel 0332-630605 – Fax 0332-630504

E-Mail info@mascioni-organs.com

Sito Web www.mascioni-organs.com

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